CAPITOLO ZERO

- Pensieri di un vagabondo -

Ruba i pensieri di un vagabondo

E quando ti chiederanno cosa ne pensi della vita

E dei suoi valori

Non ti stupire se s’innamoreranno delle tue parole

In fondo

Neanche tu, saresti rimasto impassibile

A ciò che il vagabondo

T’avrebbe raccontato

Era l’alba di un nuovo giorno; nel silenzio della casa mi svegliai con lei al mio fianco.

Cercai di non fare rumore per non destarla dal suo sonno; adagio mi vestii ed uscii dall’appartamento, ritrovandomi nella strada deserta.

Erano le prime ore del mattino: si sentivano solamente le poche voci dei panettieri e dei fornai in lontananza.

I bar con gli altri negozi erano ancora chiusi e la quiete padroneggiava per quelle strade non ancora vestite dal sole.

Dovevo fare in fretta ad allontanarmi, per non rischiare che lei si svegliasse e, non trovandomi, uscisse in strada per cercarmi.

Era la cosa giusta da fare, almeno per me, perché nella sua lettera che ancora tenevo in mente, le parole da lei scritte con semplicità, forse ingenuità, alla sua amica, destavano in me dei dubbi.

Diceva che aveva chiarito ogni cosa, che ora sapeva quale strada doveva percorrere e con chi avrebbe voluto condividere la sua vita per sempre, ma non potevo fare a meno di pensare che cosa ne sarebbe stato del nostro amore se non fossi ritornato a cercarla.

Così ero sicuro della decisione presa e mentre il sole vestiva d’oro le pareti dei palazzi e i cigli delle strade portando via le tenebre dal cielo stellato, mi incamminavo lasciando alle spalle un grande sentimento pensando che forse, un giorno, lo avrei ritrovato. Vedevo davanti a me la vanitosa certezza di non essermi venduto a quell’amore che impedisce di amare se stessi, quell’amore che ci rende schiavi di emozioni in grado di impoverire l’anima e di ridurla ad una terra arida di sentimenti, per poi succhiarne lentamente l’essenza vitale impedendoci di aprire gli occhi per trovare il coraggio di reagire.

Lei era vittima di quegli amori tormentati, impossibili da raggiungere. Vedeva in me quell’ancora di salvataggio a cui aggrapparsi e lasciarsi guidare verso una meta che io stesso trovai difficile da raggiungere; temevo di potermi lanciare di nuovo in quegli abissi che in passato mi avevano rubato la felicità e tolto il sorriso, per l’unica colpa di averla amata.

Non mi sentivo in grado di convivere con quelle sensazioni di nostalgia e insoddisfazione. Avevo bisogno di far ardere dentro di me i sogni che mi avevano sempre guidato verso una luce di salvezza, necessitavo credere di poter raggiungere quella serenità che ostentava ad uscire allo scoperto e, seppure sentivo forte il dolore al pensiero di lasciarla, sapevo che la mia vita era altrove, lontana migliaia di chilometri dal suo cuore perchè temevo che l’amore nutrito da Irene per me nient’altro era che l’alibi alla sua paura di restare sola, mentre quando si ama non si teme la solitudine, ma si ha coraggio di affrontarla.

L’unico modo che avevo per aiutarla a capire i suoi sentimenti per me, era quello di partire lasciando un grande amore alle spalle, con la sottilissima speranza che un giorno, mi sarebbe venuta a cercare di sua spontanea volontà.

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